Parkour: pratica autonoma o guidata

pratica autonoma o guidata?

Meglio allenarsi da soli o in un corso di parkour seguiti da un coach?

 

Il parkour è una disciplina incentrata su pratica e riflessione individuale. Sembrerebbe dunque che un coach non sia necessario, ma proviamo ad approfondire la questione: nella pratica del parkour, i fattori da considerare sono tanti e sicuramente il rischio non è ultimo tra questi. La capacità di calibrazione dei movimenti e degli allenamenti in rapporto al rischio, è una delle conseguenze di un allenato ed affinato sistema propriocettivo e di un elevato ammontare di ore di pratica e di esperienza.

 

In che modo? La propriocezione (o propriocettività) è la capacità ci controllare, sentire e capire il nostro corpo, insomma è ciò che ci permette di salvarci da un salto errato, da una scivolata, di mantenere l'equilibrio in un atterraggio, piuttosto che di mantenere il controllo nella fase aerea di un lungo salto, come di un'acrobazia. Chiunque ha un sistema propriocettivo ovviamente, ma come tutti hanno gli stessi muscoli ma non tutti li hanno sviluppati in egual modo, quindi come qualcuno riesce a trazione con un solo braccio, altri non riescono nemmeno con 2, il livello di affinamento della propriocezione che possiamo raggiungere è lontano anni luce dal nostro livello di partenza. Purtroppo di questo ce ne si rende conto solamente quando lo si migliora, in quanto sempre abbiamo la sensazione di avere il controllo del nostro corpo, anche se in realtà la qualità della comunicazione tra il nostro sistema nervoso centrale e il nostro apparato locomotorio è simile a quella di una chiamata telefonica tra due persone, una in galleria e una in mezzo alla folla. Ora dovrebbe essere più evidente in che modo la propriocezione influisca sulla ponderazione dei rischi: avendo una comunicazione più efficace ed efficiente con il mio corpo, e dunque un maggiore controllo di esso, il livello di pericolo relativo ad un medesimo errore viene ridotto notevolmente, in quanto la reazione per rimediarvi risulterà sempre più automatica, cosciente e coordinata.

 

Passando all'esperienza il discorso è più banale: non posso avere idea dei miei limiti finché non li raggiungo ed inizio a cozzarci contro più volte, fino a riconoscerli e dunque poter iniziare a sfidarli. I limiti possono essere fisici, come la capacità di saltare semplicemente più lontano, piuttosto che psicologici, come mantenere il controllo in altezza, oppure tecnico-proprocettivi, come eseguire un corretto atterraggio efficace nella dispersione dell'impatto o mantenere l'equilibrio muovendosi sopra una sbarra instabile.

 

Tirando le somme di quanto detto finora, risulta spero evidente che soprattutto all'inizio della pratica, è più che conveniente affidarsi alla guida di un bravo coach, con anni di pratica individuale alle spalle e un'elevata competenza in ambito di coaching, in modo da assicurarsi di allenarsi con i corretti livelli di stimolazione di cui abbiamo bisogno, evitando gli eccessi, e in sicurezza. In Italia questo in genere è garantito da coloro che vantano la qualifica di A.D.A.P.T. di secondo livello, ma questo è un altro discorso che affronteremo più avanti.

 

Un altra motivazione a mio parere di interesse a favore dell'allenamento guidato è l'efficacia degli allenamenti. Mi spiego meglio: qualsiasi allenamento ha degli obbiettivi, che possono essere l'incremento di una capacità fisica o l'affinamento di una tecnica. Fino a qui quasi chiunque può scegliere autonomamente, ma già con qualche limite: infatti noi potremo scegliere i nostri obbiettivi in base a ciò che vogliamo migliorare più velocemente, ma non in base a ciò che necessitiamo migliorare più velocemente. Per fare questo infatti, non bastano determinazione e perseveranza, ma serve una conoscenza approfondita del funzionamento dei nostri apparati, sistemi e schemi motori, che non può derivare da altro che da ore e ore di studio, di riflessione e di ricerca. Anche avendo scelti gli obbiettivi corretti per noi, senza una profonda comprensione e conoscenza a riguardo, non saremo nemmeno in grado di elaborarne i corretti metodi, esercizi ed allenamenti per il loro raggiungimento. Il che non vuol dire che se qualcuno iniziasse ad ammazzarsi di trazioni tutti i giorni prima o poi raggiungerà la mono-braccio, ma semplicemente che ci metterà molto, molto, molto più tempo e molta più fatica rispetto a qualcuno che si allenasse secondo teorie e metodi testati ed affinati seguendo un bravo coach.

 

Il proverbio "meglio soli che male accompagnati" però ci può essere utile per un'altra riflessione: la pratica del parkour non è agonistica, dunque le prestazioni sono considerate solamente come indici dei nostri limiti, ma non è da loro che dipende il nostro livello di praticanti, né il nostro piacere della pratica. Il che vuol dire che un buon coach di parkour non deve solo essere in grado di migliorare le nostre capacità, ma dev'essere capace di farlo coinvolgendoci, accompagnandoci all'interno della pratica con dedizione e passione, in modo da trasmetterci i valori della disciplina e da consentirci di viverla al meglio. Se nei confronti del tuo coach invece provi una sensazione di distacco, se non lo senti sempre al tuo fianco, se non si dimostra disponibile, meglio che torni (o inizi) a praticare da solo. Allo stesso modo, se allenandoti ti diverti e ti appassioni, ma inizi a notare che nonostante ti impegni al massimo ad ogni allenamento i risultati sono pochi, probabilmente il tuo coach non è in grado di allenarti al meglio, ma al massimo potrebbe essere un interessante compagno di allenamenti, ma in questo caso è ingiusto che venga pagato da te.

 

Per concludere, la pratica guidata da un bravo e competente coach sarà sempre migliore qualitativamente della pratica in solo, a cui si può, anzi vi consigliamo caldamente di farlo, affiancare per massimizzare i risultati e l'esperienza della disciplina. La pratica totalmente autonoma invece, può avere senso una volta raggiunto un buon livello di conoscenza ed esperienza dei propri limiti e di propriocezione, nel caso in cui si praticasse solamente per il piacere di farlo, senza eccessivo desiderio di miglioramento, oppure nel caso decideste di formarvi come un coach e allora avreste tutte le carte in regola per allenarvi efficacemente anche in modo autonomo.

 

Per approfondire invece l'approccio educativo della disciplina nell'ambiente invece, leggi il nostro articolo sul parkour indoor.

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