storia del parkour

Prima di parlare della nascita del parkour dobbiamo parlare di George Hébert, studioso e insegnante di educazione fisica teorica e pratica francese della prima metà del ‘900. Strabiliato dal livello di sviluppo fisico medio delle popolazioni indigene africane, che non essendo civilizzate di certo non possedevano le nozioni per l’allenamento scientifico cui vengono sottoposti gli atleti del mondo occidentale, elaborò un metodo di allenamento fisico basato sulle 10 capacità o discipline indispensabili in un contesto naturale, ovvero: marcia, corsa, salto, marcia quadrupede, arrampicata, equilibrio, lancio, sollevamento, combattimento e nuoto. Successivamente Hébert elaborò un metodo di allenamento specifico, il “percorso del combattente”, cioè una corsa ad ostacoli, cui sottoporre le milizie. Raymond Belle, vietnamita, entrò in contatto con il metodo di Hèbert, il cui motto era “be strong to be useful” (essere forte per essere utile), innamorandosene. Successivamente, trasferitosi in Francia, allenò la propria famiglia, ispirandosi all’Hébertismo, per renderli in grado di fuggire in situazioni di pericolo, quindi per la loro difesa personale. Suo figlio, David Belle, iniziò ad allenarsi sperimentando efficienza, creatività ed adattabilità in percorsi tracciati tra le strutture urbane con altri amici e parenti più o meno coetanei: Sebastian Foucan, Stephane Vigroux, Yann Hnautra, David Malgogne, Chau Belle-Dinh, Frederic Hnautra, Laurent Piemontesi, Malìk Diouf e Williams Belle. Allenandosi insieme e singolarmente, contribuirono allo sviluppo embrionale della disciplina. Stephane Vigroux ad esempio sviluppò il saut de chat (salto del gatto), poi tradotto in inglese come King Kong Vault e in una sua variazione come Monkey Vault, mentre a Yann Hnautra si deve la rigorosa disciplina e il metodo di allenamento. Così da divertimento per ragazzi annoiati si trasformò prima in una sfida fisica e mentale e poi in una vera e propria disciplina, ricca di ispirazioni tratte ad esempio dal Taoismo grazie ai lavori di Bruce Lee. La disciplina, maturata assieme ai fondatori, si vestì dei connotati di fisicità e funzionalità tipici delle antiche discipline.

Il gruppo decise di chiamarsi Yamakasi, parola che in Lingala significa “uomo forte, spirito forte” e soprannominò la disciplina Art Du Deplacement. Attorno all’età di 15 anni iniziarono con i “grandi salti”, sviluppando così le tecniche fondamentali: volteggi, salti, arrampicate e rolls. Ovviamente furono proprio questi “grandi salti” ad attirare l’attenzione dei media e dell’opinione comune, nonostante gli esperti praticanti minimizzassero il significato degli aspetti più spettacolari dell’ADD. In seguito iniziarono a nascere gli effetti collaterali di una disciplina nuova con una tale risonanza e così anche le fratture tra i fondatori. Con l’uscita del film di Besson “Yamakasi, i samurai dei tempi moderni” (2001) vi fu la prima scissione. David Belle, Stephane Vigroux, Kazuma e Johann Vigroux si separarono dal gruppo soprannominandosi Treceur, critici nei confronti dell’approccio spettacolare dei nuovi praticanti eccitati dal film, in nome di una pratica genuina e riflessiva, volta al miglioramento di se stessi. Lo stesso anno David fu protagonista del programma “Rush Hour” della BBC, occasione in cui coniò il termine parkour per riferirsi alla disciplina, permettendone così la diffusione anche nel Regno Unito. Da quell’occasione anche David iniziò a prendere parte ad iniziative commerciali grazie alle sue abilità straordinarie, come nel film District 13. Nel 2003 i fratelli Vigroux e Foucan furono invece i protagonisti del famoso e premiato documentario “Jump London”, in onda sul canale 4, e coniarono il termine freerunning, fornendo per la prima volta al pubblico l’immagine della disciplina completa dei suoi cardini “filosofici” uniti alla prestanza fisica che ne consegue, grazie alla ripetizione, alla consistenza e allo sviluppo della “body armor”, ovvero una struttura muscolare consistente capace di resistere agli urti, essendo all’inizio le tecniche ancora approssimative. Da questo momento iniziarono a nascere numerosissimi gruppi di freerunners in tutto il Regno Unito. Nel 2005 un altro documentario, “Jump Britain”, consolidò definitivamente il parkour/freerunning/add come valida disciplina/arte dell’età moderna e nacque “Parkour Generations”, la prima “scuola” ufficiale di parkour.Nel 2008 Parkour Generations e gli Yamakasi collaborarono per sviluppare la prima certificazione ufficiale per istruttori di parkour, l’A.D.A.P.T., che divenne obbligatoria anche in Italia sotto UISP dal 2011. Nel 2016 il parkour è stato ufficialmente riconosciuto come sport nel Regno Unito, mentre nel 2017 la FIG (Federazione Internazionale delle Ginnastiche) ha tentato di declassare il parkour come una sottodisciplina della ginnastica per inserirlo come disciplina olimpica, il tutto ovviamente a fini lucrativi, contro i principi cardine della disciplina, causando proteste in tutto il mondo. Come andrà a finire?

Per approfondire le affinità tra la pratica del parkour e quella della filosofia leggi cos'è il parkour.

di Elia Landolfi

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